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12 maggio 2026

Scadenza eCoC spostata al 29 novembre 2026: le implicazioni per i costruttori

Scadenza eCoC spostata al 29 novembre 2026: le implicazioni per i costruttori

Un periodo transitorio per l'introduzione dell'eCoC

A valle della 168ª riunione del Gruppo di lavoro «Veicoli a motore» (MVWG) della Commissione europea, svoltasi il 6 maggio 2026, gli Stati membri dell'UE hanno raggiunto un'intesa su un regime transitorio che smorza l'effetto dell'obbligo eCoC del 5 luglio 2026 per i Paesi la cui infrastruttura nazionale non sarà pronta entro tale data.

In base al nuovo accordo, i costruttori dell'UE possono continuare a servirsi di certificati di conformità cartacei o stampe dell'eCoC fino al 29 novembre 2026 al più tardi. L'obiettivo è concedere ai punti di accesso nazionali (NAP) e ai costruttori il margine necessario per collaudare e mettere a regime il nuovo processo di immatricolazione elettronica senza compromettere le immatricolazioni.

I punti salienti in sintesi

  • Scadenza iniziale: 5 luglio 2026. Gli Stati membri sono tenuti ad accettare l'eCoC come dati elettronici strutturati.
  • Nuovo termine: 29 novembre 2026. Data limite per l'impiego dei CoCs cartacei e delle stampe dell'eCoC.
  • Riferimento normativo: articolo 37, paragrafo 10, del Regolamento (UE) 2018/858.
  • Perimetro: Stati membri il cui NAP non è ancora attivo oppure è stato avviato meno di quattro mesi prima del 5 luglio 2026.
  • Duplicato ammesso: una stampa dei dati strutturati firmata e timbrata, priva delle misure di cui all'allegato VIII del Regolamento di esecuzione (UE) 2020/683.

Le ricadute sui costruttori dell'UE

Per chi opera in più Stati membri è una tregua, non un condono. Per la prima volta gli obblighi di attuazione non coincidono: dove il NAP è pronto, l'invio dell'eCoC è dovuto dal 5 luglio; dove non lo è, CoCs cartacei e stampe restano validi fino al 29 novembre. Durante la transizione i processi interni devono reggere entrambi i percorsi in parallelo.

La finestra di cinque mesi, peraltro, si esaurisce più in fretta di quanto appaia. La maggior parte dei costruttori impiega tre o quattro mesi tra integrazione, prove di firma e formazione degli operatori: ne consegue che il termine reale per far partire il rollout cade a luglio, non a novembre.

Non scambiarlo per un azzeramento

Il termine di novembre 2026 funge da rete di protezione per i Paesi la cui infrastruttura non sarà davvero pronta. Non azzera il calendario di attuazione. Negli Stati membri in cui il NAP è in funzione il 5 luglio, l'invio dell'eCoC è obbligatorio da quel giorno, e sospendere il progetto immaginando una proroga valida per tutta l'UE espone a un concreto rischio normativo.

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